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domenica, febbraio 12, 2017

Reset 3: cosa porti tra le tue braccia? | 12 Febbraio 2017 |

I momenti bui delle nostre vite spesso servono a "resettare" la nostra attenzione sul Re.
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La settimana scorsa avevamo iniziato il messaggio con una definizione di una parola dal vocabolario Treccani:

Reset . [dall’ingl. (to) reset «riportare allo stato iniziale, azzerare»] – 1. Riportare un sistema di elaborazione allo stato iniziale, riavviare: 2. per estensione: Riportare alla condizione di partenza, annullare completamente. 3: Ristabilire le impostazioni di fabbrica.

E avevamo detto che, come credenti, di tanto intanto dovremmo spingere il nostro tasto "reset"
per tornare alle "impostazioni di fabbrica" stabilite dal "costruttore" Dio,  ovvero.

1. Dio è onnipotente
2. Dio mi benedice
3. Dio mi parla
4. Dio mi da autorità
5. Dio provvede per me

E avevamo terminato con un versetto del  Salmo 42...

"Come la cerva desidera i corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio." (Salmo 42:1)

Il Salmo 42 è il mio "tasto reset", quello che più e più volte nella mia vita, mi è stato di aiuto per ricordare le "impostazioni di fabbrica".

Lo è stato soprattutto quando le cose, nella mia vita, volgevano al peggio Non potete immaginare quante volte mi è sembrato di aver scritto io questo versetto:

"Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte, mentre mi dicono continuamente: «Dov’è il tuo Dio?»" (Salmo 42:3)

La vita dei credenti non è tutta rose e fiori: ci sono giorni belli, che sembrano brevi, e ci sono quelli brutti che sembrano eterni.

Ed è proprio nei giorni brutti  che tendiamo più facilmente a dimenticare le "impostazioni di fabbrica". Ed è proprio in quei giorni che abbiamo più bisogno di fare un "reset", di riconoscere quanto è grande il nostro RE.

Sapete la cosa che mi piace di più della Bibbia? Che è un libro "onesto".

Se avessi deciso io che sono scrittore di scrivere un libro che fosse stato "IL" libro, la guida, il faro, il manuale di istruzioni, per un gruppo di persone che avessi voluto guidare, sapete come lo avrei scritto?

Ci avrei messi dentro le storie di grandi personaggi, di eroi che non avevano mai dubitato per un solo istante  circa il progetto che sosteneva il mio libro, che avevano dato la vita senza mai fare un passo indietro, che non avevamo mai rinnegato  o dubitato neppure per un solo istante la bontà del progetto.

E avrei sbagliato: avrei scritto un libro in cui nessuno avrebbe mai potuto rispecchiarsi, dire "ecco, anche io sono stato lì", "anche io provo, o ho provato, questo".

La Bibbia è un libro di storie di eroi della fede, vero? E invece no: la Bibbia è più ricca di uomini e donne , con limiti, difetti, sbagli e le problemi mentali. Un libro con storie di  adulteri, di omicidi, di persone depresse,  di tossicodipendenti, di paurosi, di handicappati...

La Bibbia nostra un panorama persone di persone “vere” (mi verrebbe di dire “normali”, perché le persone normali sono così) che dubitano, che si arrabbiano, che perdono la fede  e fuggono Dio nei momenti più bui delle loro esistenze...  Ma che alla fine trovano "grazia" presso Dio,  piuttosto che mostrare un panorama di super eroi della fede.

Chi sarebbe il folle che, per promuovere il proprio “movimento” scriverebbe un libro in questo modo?

Nessuno... tranne Dio! Un Dio che vuole mostrare che, nonostante tutto, lui è alla ricerca di ciascuno di noi, non per giudicarci, ma per darci “grazia”. Grazia: gratis, senza pagare nulla,  senza dover divenire perfetti prima di ottenere.

Personalmente i più grandi “reset” della mia vita di credente, sono avvenuti durante una crisi grave,
che accadeva dopo che Dio mi era stato favorevole per un tempo.

E mi è stato di conforto scoprire che non ero il solo ad aver fatto questo tipo di “reset”.

Leggiamo assieme 1 Re 17:17-23:

17 Dopo queste cose, il figlio di quella donna, che era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che egli cessò di respirare. 18 Allora la donna disse a Elia: «Che ho da fare con te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per rinnovare il ricordo delle mie iniquità e far morire mio figlio?» 19 Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Lo prese dalle braccia di lei; lo portò su nella camera di sopra, dove egli alloggiava, e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò il Signore e disse: «Signore, mio Dio, colpisci di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figlio?» 21 Si distese quindi tre volte sul bambino e invocò il Signore, e disse: «Signore, mio Dio, torni, ti prego, l’anima di questo bambino in lui!» 22 Il Signore esaudì la voce di Elia: l’anima del bambino tornò in lui, ed egli visse. 23 Elia prese il bambino dalla camera di sopra e lo portò al pian terreno della casa, e lo restituì a sua madre, dicendole: «Guarda! Tuo figlio è vivo». 24 Allora la donna disse a Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola del Signore, che è nella tua bocca, è verità». (1 Re 17:17-23)

Il brano inizia con una frase: “Dopo queste cose...” Qualcuno sa cosa era successo? Se scorrete i precedenti sette versetti vedrete che la donna e il figlio avevano già visto la potenza di Dio, avevano da lui ricevuto ed erano stati salvati dal morire di fame tramite un sacco di farina che non si esauriva mai e un vaso d'olio che non calva mai di livello.

(Il testo non dice se la donna abbia reso merito a Dio per il miracolo.)

Ora c'è una nuova “crisi”, e questa volta è una crisi devastante, definitiva: muore il figlio.  Per una vedova in Israele, ai tempi di Elia,  questo significava lasciarla senza fonte di alcun sostegno:  in pratica, era una condanna a morte anche per lei.

La donna attraversa varie fasi, prima di giungere al “reset”  e a capire quanto è grande il suo Re. Vediamole assieme.

1° fase: La rabbia

«Che ho da fare con te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per rinnovare il ricordo delle mie iniquità e far morire mio figlio?» (v. 18b)

La rabbia provoca tutta una serie di problemi al nostro fisico. Quando ci arrabbiamo, i muscoli e le articolazioni si tendono,  il sangue circola più lentamente  e si alterano le attività cerebrali e l'equilibrio del sistema nervoso, ormonale e cardiovascolare.

Ecco alcuni effetti della rabbia sul tuo fisico:

Aritmia cardiaca
Danni epatici e  alla cistifellea  (l'essere “verde di rabbia”, provocato dal famoso “travaso di bile.)
Dolori muscolari
Diarrea
Gastrite
Ulcera dello stomaco
Dermatite

Di tutto questo posso essere buon testimone perché, sbagliando, sono uno che si arrabbia spesso.

Ma la rabbia provoca effetti anche peggiori sulla tua vita spirituale: li vediamo proprio nella donna

La rabbia...

a) Ci fa sentire inadeguati/e

La prima cosa che menziona la donna  sono le sue iniquità,  le cose sbagliate, le cose brutte che vorremmo non aver mai fatto, detto o pensato.

b) Ci fa dimenticare la potenza di Dio

Eppure la donna era stata  testimone di miracoli nella sua vita, salvata dalla morte per fame, non tramite un sacchetto e una bottiglia miracolosi, ma tramite la potenza di Dio.

Voglio fermarmi un attimo: come va la tua rabbia? Sei arrabbiato o arrabbiata, oggi? E per cosa lo sei?

Se sei qui in questa sala, o se mi ascolti sul podcast, significa che hai conosciuto Gesù, e che lo hai visto operare nella tua vita.

Attento, attenta, perché la tua rabbia riporterà alla mente vecchi spettri, cose che hai commesso nel passato  e per le quali Dio ti ha già concesso il suo perdono.

Ma soprattutto, ti farà dimenticare quello che hai già ricevuto da Dio, e la sua potenza!

2° fase: l'impotenza

“Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Lo prese dalle braccia di lei.” (v 19a)

Immaginate la scena: la donna, è in piedi, dinanzi ad Elia, con il corpo del figlio morto...  MORTO!

Non credo che la donna nutrisse alcuna fiducia  nelle capacità mediche di Elia, e il cedere il corpo non era dimostrazione di fiducia in lui, ma di resa:  è tutto finito,  non è più un figlio... ma un corpo.

Fermiamoci ancora un attimo: quale figlio morto hai tra le tue braccia oggi? Quale peso rechi con te stamattina per qualcosa che ami  e che vedi morire,? C'è qualcosa nella tua vita per cui ti senti impotente, per cui hai perso fiducia, per cui non nutri più alcuna speranza?

Oggi Dio tramite Elia  (e me, per quanto imperfetto e nella tua medesima situazione) ti sta dicendo: “Dammi tuo figlio”. “Dammi il tuo problema”

Dammi il tuo famigliare ammalto.
Dammi il tuo matrimonio in crisi.
Dammi la tua situazione di lavoro precaria.
Dammi i tuoi rapporti difficili in famiglia.
Dammi la tua malattia.
Dammi i tuoi dubbi sul futuro.
Dammi le tue difficoltà nello studio.
Dammi la tua crisi economica.
Dammi i tuoi ricordi dolorosi.
Dammi le tue ingiustizie subite....

“Dammi tuo figlio”...

3° fase: la richiesta

«Signore, mio Dio, torni, ti prego, l’anima di questo bambino in lui!» (v. 21b)

Non la donna, ma è Elia a formulare la preghiera ed è una richiesta “specifica” a Dio.

L'evento che porterà al “reset” nella vita della donna, inizia con una preghiera, che la donna non fa, ma la affida a qualcun altro che, in quel momento, ha più fede di lei.

Molte volte, nella mia storia di pastore, ho attraversato momenti bui, dove tutto sembrava coalizzarsi contro di me, dove non ero capace di chiedere a Dio qualcosa, perché non sapevo neppure io cosa chiedere.

E in quelle molte volte, ci sono state persone che sono state il mio Elia, che si sono fatte carico del mio peso, lo hanno preso sulle braccia per me, presentato a Dio in mia vece. Non farò i nomi, ma chi mi ascolta sa che sto parlando di loro.

Se io sono su questo palco oggi, lo devo hai miei e alle mie Elia, che si sono caricati il mo peso in un momento in cui io ero troppo stanco e addolorato per farlo.

Per richiedere a Dio di intervenire nei tuoi problemi non ti serve per forza qualcuno che preghi in vece tua, ma di sicuro è qualcosa che ti aiuterà a capire cosa chiedere.

Forse il peso che stai portando è troppo grande, forse non sai come pregare o cosa chiedere. Io ti dico: questa chiesa è ricca di Elia. Li (le) troverai la mattina della domenica, prima del culto, nella stanza della preghiera.

4° fase: la risposta

 “Il Signore esaudì la voce di Elia: l’anima del bambino tornò in lui, ed egli visse.” (v. 22)

Dio risponde: sempre. Non sempre risponde come vorremmo. Non sempre risponde quando vorremmo. Ma Dio, come abbiamo detto la volta scorsa, non ha mai smesso di parlare ai suoi figli. Sono i suoi figli che spesso non sono all'ascolto.

Delle tante cose stupide che dice Eliu per spiegare a Giobbe il perché di quello che gli accade, una è assolutamente sensata:

“Dio parla una volta, e anche due, ma l’uomo non ci bada.” (Giobbe 33:14)

Dio risponde: sempre. Siamo noi che siamo duri d'orecchi, o che non ci piace la risposta.
5° fase: il reset

“Allora la donna disse a Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola del Signore, che è nella tua bocca, è verità».” (v. 24)

Alla donna sarebbe dovuti bastare il miracolo della farina e dell'olio perpetuo. Ma invece ha dovuto attraversare “la valle della morte” per capire quanto è grande il suo re!

Se solo avesse ricordato le “impostazioni di fabbrica avrebbe evitato molto dolore, perché in esse ci sono le risposte  alle cinque fasi a cui è andata incontro

Alla rabbia  avrebbe risposto ricordando che Dio la benedice. All'impotenza  avrebbe risposto ricordando che Dio le dà autorità sul mondo reale e su quello spirituale. Avrebbe lei sessa richiesto se avesse ricordato che Dio le parla. Avrebbe vissuto in attesa di una risposta ricordando che Dio provvede per lei Tutto ciò se avesse fatto un reset per ricordare che Dio è onnipotente.



1. La rabbia
2. Dio mi benedice
2. L'impotenza
4. Dio mi da autorità
3. La richiesta
3. Dio mi parla
4. La risposta
5. Dio provvede per me
5. Il reset
1. Dio è onnipotente

Prendi esempio dalla donna, e non fare ciò che ha fatto lei: non attendere un momento buio per fare reset.

Davide, nel salmo 42, ha scritto:

“Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio.” (Salmo 42: 5)

Per fare il tuo reset. celebra Dio, spera in Dio. Ma fallo presto, fallo ora.

Preghiamo.

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