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domenica, dicembre 18, 2016

Parole di Natale - 2° parte | 18 Dicembre 2016 |

Con quali parole posso trasmettere al mondo il senso del vero Natale?

Una settimana fa ci eravamo lasciati con tre parole:

  • Attesa
  • Luce
  • Pace

Avevamo visto che Natale è la fine dell'attesa per un salvatore, e che come credenti dobbiamo parlare di Gesù a coloro che sono in attesa.

Avevamo visto che la nascita di Gesù è stata segnata da una luce nel cielo, che Gesù stesso è la stella del mattino che ci guida, ma che ha anche trasferito la sua luce in noi, e che ora siamo luce del mondo. E per questo dobbiamo essere luce per chi è nel buio.

E infine avevamo parlato della voglia di pace che c'è a Natale, ma che la pace che offre Gesù non è la pace che ci aspettiamo noi, ma è una pace che nasce non da cosa fa o non fa Gesù, ma da chi è Gesù. E che Gesù offre una pace diversa da quella che offre il mondo, e che noi dovremmo offrire agli altri questa pace speciale.

Oggi vediamo le altre tre  parole.

La quarta è

Gloria 

Il racconto del Natale che fanno i vangeli  è pieno di riferimenti alla gloria che viene in quella notte. Ma per poter capire quello che stava per accadere a Betlemme, dobbiamo prima capire cosa significhi la parola “GLORIA”

Il Esodo Mosè ad un certo punto, fa una domanda “strana” a Dio

"Mosè disse: «Ti prego, fammi vedere la tua gloria!»" (Esodo 33-18)

La parola che usa Mosè è “kabod”, che significa “peso”:

Che strano! Se io fossi stato Mosè, la prima cosa che avrei chiesto a Dio, sarebbe stato di vedere la sua faccia, non di sapere quanto pesava!

Ma “kabod” non significa solo peso. Significa anche “valore”, consistenza, ricchezza, onore.

Mosè stava chiedendo a Dio : fammi vedere quello che sei realmente capace di fare.

Dio risponderà:

“Il Signore gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del Signore davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà». “

Se la domanda era strana, la riposta lo è ancora di più!

Dio, in effetti, sta rispondendo a Mosè, che gli aveva chiesto “fammi vedere quanto pesi, quello che sei capace di fare”

Se io fossi stato Dio, onnipotente, avrei scelto, che so, di far comparire un mare lì davanti,  o avrei fatto piovere fuoco dal cielo...

Per fortuna io non sono Dio, e lui decide che la cosa più devastante per mostrare il suo valore, è quella di fare  grazia ed avere pietà non di chi se la merita, ma di colui che egli deciderà, senza che abbia merito.

La nostra situazione prima di quella notte a Betlemme era quella che descrive Paolo:

“Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete: né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.” (1 Corinzi 6:9-10)

Non ci meritavamo la grazia, ma la condanna, non ci meritavamo la pietà, ma la giustizia. Ma Dio aveva detto a Mosè che per fargli vedere quello di cui era capace,  avrebbe proclamato il nome del Signore.

Cosa avrebbe fatto di così potente, di così devastante quel nome?

“E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.” (1 Corinzi 6:11)

La cosa più potente che Dio poteva mostrare a Mosè, e al mondo, era la grazia e la pietà che sarebbe arrivata tramite Gesù.

La gloria di Gesù, la potenza di Gesù, il peso di Gesù, stava per arrivare.

“E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2:9-12a)

Come deve cambiare la mia testimonianza a Natale, sapendo che la gloria di Dio, la sua potenza inaudita,
è arrivata attraverso Gesù.

La prima cosa per mostrare la gloria di Gesù, è obbedire a quello che chiede Paolo:

“Io prego che, per mezzo di Gesù Cristo, possiate sempre agire in modo giusto e buono per portare gloria e lode a Dio.” (Filippesi 1:11 PV)

Sia che sia Natale, oppure che sia qualsiasi altro giorno dell'anno gli altri debbono vedere in noi la giustizia e la bontà, se vogliamo parlare agli altri della gloria che è giunta a Natale.

La seconda parola è

Gioia

La gioia è una delle caratteristiche che precede l'arrivo in terra di Gesù:

“In quel periodo, Maria si mise in viaggio e raggiunse in fretta un villaggio fra le colline della Giudea.  Entrata in casa di Zaccaria, saluto Elisabetta.  Non appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il suo bimbo fece un balzo dentro il suo ventre, ed ella fu riempita dello Spirito Santo.  Gridando di gioia, disse a Maria: "Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il tuo bambino!  Quale onore per me: la madre del mio Signore è venuta a farmi visita!  Quando mi hai salutata, appena ho udito la tua voce, il mio bambino è balzato dentro di me dalla gioia!  Beata te che hai creduto, perché le cose che Dio ha promesso si avvereranno!" (Luca 1:39-45 PV)

Elisabetta, e persino Giovanni il Battista, che era ancora nel suo grembo, provano una gioia smisurata per la sola presenza in quella stanza, di colei che porta il Salvatore in grembo.

Da dove viene tutta questa gioia? Non è di certo la semplice visita di una parente incinta che la provoca, infatti, la gioia precede persino l'apparire di Maria; a Elisabetta e al bambino infatti basta udire la sua voce per provarla.

Ci sono stati altri che hanno provato la stessa gioia  prima ancora di vedere il bambino:

“I Magi, dunque, ripresero il loro viaggio ed ecco, la stella apparve loro di nuovo e si fermò proprio sulla casa dov'era il bambino. Al vederla la loro gioia fu immensa! (Matteo 2: 9-10 PV)

Anche qui, i Magi non devono neppure arrivare a vedere il bambino per provarla.

Da cosa viene tutta questa gioia, allora? Viene dalla consapevolezza che ciò che i profeti hanno promesso, si sta per avverare. Viene dalla constatazione che ciò che Dio a promesso a Mosè,  grazia e pietà, di cui abbiamo parlato prima, Dio mantiene.

Il Natale ci ricorda che il Regno di Dio è realmente disceso sulla terra, sotto forma di un uomo che nasce come tutti gli altri uomini: ed è questo che deve portarci gioia.

Paolo dice:

“Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.” (Romani 14:17)

In che modo (interessa) la nostra testimonianza tutto ciò?

Come eredi del Regno, gli altri vedono in noi la gioia? La tua vita riflette la certezza in cui ha creduto Maria,  e per la quale Elisabetta la chiama “beata”, che significa felice? Sei gioioso, sei gioiosa nella vita di tutti i giorni?

Non c'è niente di peggio di un credente o di una credente “triste” che non gioisce, non festeggia e non partecipa a feste,  perché sta comunicando al mondo il messaggio sbagliato, che il cristianesimo è fatto per le “persone serie”, che divertirsi è sbagliato e pure un peccato.

Gesù, al contrario, è venuto per liberarci da tutto questo che era legato alla “religione” e alla “religiosità, mentre il cristianesimo è un rapporto con un uomo che è anche Dio e che ha detto questo:

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

La terza parola è

Adorare

Nel racconto della nascita di Gesù c'è la prima “adorazione”,  quella dei Magi:

“Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo»... Entrati nella casa, videro il bambino con sua madre, Maria, e s'inginocchiarono per adorarlo, poi, gli offrirono i loro tesori: oro, incenso e mirra. (Matteo 2:2, 9-11 PV)

E' sintomatico, che i primi adoratori di Gesù fossero, con tutta probabilità dei non credenti.

I Magi erano degli scienziati-astrologi, che erano in cerca del nuovo re dei Giudei non il Salvatore, il Messia, il “Dio con noi”.

Ma, nonostante questo, ci danno un esempio di cosa significhi adorare Gesù

Adorare Gesù è un'atto della volontà, non ci viene naturale adorare nessuno se non noi stessi! (Noi ci adoriamo!) Ma comporta tre cose:

1. Adorare comporta impegno

I Magi sono partiti dall'oriente,  da una città che ormai è tristemente nota: Aleppo, dove c'era una scuola di astronomia/astrologia.

Hanno studiato il cielo per giorni e giorni, Hanno percorso 700 chilometri a dorso di cammello hanno cercato il posto dove fosse il re che veniva.

Quale testimonianza dai tu al mondo del tuo impegno come credente?

2. Adorare comporta abbassare se stessi

La prima cosa che fanno i Magi entrando nella casa  è di inginocchiarsi... inginocchiarsi di fronte a un bambino!

Per loro significava sottomettere tutta la loro scienza, a colui che ancora non conoscevano. Non sapevano che era il Messia, il Salvatore, il “Dio con noi”.

Tu lo sai.  Per poter dare testimonianza al mondo del Salvatore che viene, cosa devi sottomettere della tua vita? Il tuo lavoro, i tuoi soldi, che altro?

3. Adorare comporta donare il meglio

I tre doni che i Magi recano, oltre ad essere profetici, oro perché era il metallo che si donava ai re, incenso perché era usato per onorare Dio durante le celebrazioni, mirra perché era usato per profumare il corpo delle persone morte, erano anche doni costosissimi.

I Magi, non credenti, avevano scelto apposta quei doni.

Tu che credi, tue sai chi è Gesù, stai dando il meglio del meglio al tuo Salvatore, stai scegliendo di dargli le migliori cose, le più costose, quelle che sono care nella tua vita a lui, oppure gli stai donando quello di cui non ti interessa molto?

Tre modi pratici per testimoniare a Natale

Anche questa volta voglio darti tre modi pratici  con cui puoi far diventare questo periodo di festa un periodo di testimonianza per Gesù.

1. Agisci con giustizia e bontà

Dimostra la gloria di Dio  agendo non più come un peccatore sotto la legge ma come un peccatore sotto la grazia.

Un peccatore che meritava la condanna, ma che è stato lavato tramite la grazia di Gesù che è nato
realmente, e per questo può riversale quella medesima grazia su gli atri, indistintamente.

2. Vivi nella gioia

Come potrà Gesù essere testimoniato, se le persone non vedono in te la gioia  che ha portato nel mondo nascendo ma anzi vedono solamente una serie di regole di vita  che non portano alcuna gioia?

Ricordati che tu sei stato chiamato o chiamata  ad essere di quella gioia, non a nasconderla.


3. Vivi in adorazione

Adorare non è solamente, cantare, pregare, invocare il nome di Gesù ma soprattutto agire nella tua vita, dando la priorità a Dio, piuttosto che alla tua vita.

Se farai questo, non solo a Natale, altri vedranno in te quel Gesù che celebrano senza conoscerlo, e verranno a lui attraverso la tua testimonianza vivente.

Preghiamo.

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