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domenica, dicembre 04, 2016

Lettere di Natale | 4 Dicembre 2016 |

Sappiamo che il 25 Dicembre non è realmente il giorno in cui è nato Gesù, ma come posso sfruttare questa occasione per testimoniare di Gesù agli altri? Cosa posso prendere per me della festa?
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E' iniziato da poco il mese di dicembre,  e siamo a quattro settimane dal Natale. E' una cosa molto “umana” ricordare avvenimenti attraverso delle date: facciamo una prova:

Italia
1° Maggio (festa del lavoro)
25 Aprile (la liberazione)

Nigeria
1 Ottobre (indipendenza dalla Gran Bretagna)

Angola
11 Novembre (Indipendenza dal Portogallo)

Inghilterra: 5 Novembre (Guy Fawkes)

Romania:
22 Dicembre  (la rivoluzione contro Ceaucescu)

Si celebra un evento importante, si festeggia non quello che accade,  ma quello che è accaduto tanto (o poco) tempo fa.

Il mondo cristiano ha cominciato a celebrare il Natale in varie date già nei primi secoli della chiesa.

Noi sappiamo benissimo che Gesù non è nato il 25 dicembre, come pure sappiamo che non è morto la domenica successiva alla prima luna piena di primavera (si calcola così la Pasqua... è una semplificazione, il calcolo è più complesso). Soltanto nel 325 il Concilio di Nicea stabilì queste due date per far si che tutti le celebrassero assieme, e non litigassero sulla data giusta.

Ora, vi domando: a Dio serve  il Natale? (vi avrei potuto chiedere anche “gli serve la Pasqua?”). La risposta è, ovviamente :”NO”!

Eppure Dio ha stabilito durante la storia del suo popolo diverse feste  così che il popolo ricordasse quello che Dio aveva fatto per lui. Le ricordate?

La Pascha (pasqua ebraica): ricordava il passaggio dell'angelo della morte in Egitto e la liberazione dalla schiavitù.

  • Festa dei pani azzimi: ricordava la fuga dall'Egitto.
  • Festa delle primizie: ricordava il primo raccolto fatto nella terra promessa.
  • Festa della Pentecoste: sette settimane dopo il raccolto si ringraziava il Signore per quanto ottenuto.
  • Festa delle trombe: ricordava (semplificando) la discesa di Dio sul Monte Sinai.
  • Il giorno dell'espiazione: era l'unico giorno in cui il Sommo Sacerdote entrava alla presenza di Dio nel luogo Santissimo per espiare, pagare, cancellare i peccati del popolo attraverso sacrifici.
  • Festa delle Capanne o Tabernacoli: : ricordava l'esodo dall'Egitto nel deserto del Sinai.


Quale era lo scopo di tutte queste feste?  Far ricordare al popolo che Dio era stato presente nella loro vita e che ancora lo era! La festa non serviva a Dio, ma al suo popolo per ricordare.

Tutte queste feste noi non le celebriamo più. Eppure erano state comandate da Dio. Perché non le celebriamo più? Stiamo peccando?

No. Non stiamo peccando. Almeno non per questo. Perché è vero che siamo comunque peccatori... ma non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia.

Non dobbiamo più celebrare gli Azzimi, perché non siamo più un popolo in fuga, perché, ovunque siamo, siamo il popolo di Gesù.
Non dobbiamo più festeggiare le primizie, perché la terra promessa è il dimorare in  Gesù.
Potremmo (ed alcuni lo fanno) festeggiare la pentecoste, per ringraziareGesù di averci mandato lo Spirito Santo.
Non dobbiamo più festeggiare la festa delle trombe, perché Dio è sceso in terra attraverso Gesù e ci è rimasto attraverso lo Spirito Santo.
Non dobbiamo più festeggiare e sacrificare il giorno dell'espiazione perché Gesù è stato sacrificato una volta, per tutti e per sempre.
Non dobbiamo più festeggiare capanne perché non siamo più esuli ma siamo il popolo di Gesù

Avete notato quante volte ho  nominato Gesù? Se c'è da festeggiare, allora, se dobbiamo ricordare qualcosa, chi o cosa dobbiamo ricordare?

Vi ripeto la domanda cambiando il soggetto: serve a Gesù il Natale (e anche la Pasqua?) Serve a noi per ricordare.

Per ricordare due cose fondamentali: che è grazie al suo sacrificio di venire a morire che sono salvo
e che è grazie al suo venire a nascere che sono salvo.

Se la Pasqua ci ricorda che Gesù è realmente risorto (era questa la frase che i primi credenti si scambiavano per riconoscersi tra di loro), il Natale ci ricorda che Gesù è realmente venuto ad abitare tra di noi.

“La Parola divenne uomo e visse qui fra noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, la gloria dell'unico Figlio del Padre pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:14 PV)

Che pizza “sto messaggio”!” potresti dire! OK,  basta con la teologia.

Però, voglio farvi riflettere su come cambia la nostra vita sapendo che Gesù è realmente venuto, quale differenza ha fatto nella tua vita. E lo voglio fare attraverso una “tradizione” tipicamente italiana (ignoro se esita all'estero) ovvero le “letterine a Gesù bambino”.

Normalmente i bambini del resto del mondo scrivono le letterine a Babbo Natale, noi in Italia scrivevamo le letterine a Gesù (siamo in una nazione cattolica, dopo tutto).

Erano lettere dove i bimbi esprimevano i loro buoni propositi per l'anno a venire, dove ringraziavano e chiedevano anche che si realizzasse qualche loro sogno. In fondo erano “preghiere scritte”.

Con l'avvento del “Natale commerciale”,  anche i nostri bambini hanno cominciato a seguire la moda del resto del mondo  ed hanno iniziato ascrivere le lettere a Babbo Natale..  ma qualche volta anche a Gesù Bambino...

Leggiamone qualcuna assieme:


Vanessa ha capito quasi tutto del Vangelo: ha promesso di non abbandonarlo mai: solo i bambini riescono ad esprimere dei concetti così assoluti. Non ti abbandonerò mai, ti amerò per sempre.

La differenza è che, da grandi, quel mai diventerà “quasi” mai. “Si, sarò del Signore... quasi sempre, il più delle volte... ma, oh, fare sempre sempre la volontà di Gesù, è tosta , eh? E così di tanto in tanto, ci prendiamo delle belle “pause di riflessione” sappiamo cosa vorrebbe Gesù che noi facessimo,  ma facciamo l'opposto.

Paolo ne sapeva qualcosa:

“Perché il bene che voglio non lo faccio, mentre cio che faccio è proprio il male che non voglio!   Quindi, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che agisco, ma il peccato che abita in me!   Trovo, allora, questa regola: pur volendo fare ciò che è giusto, il male è presente in me.  Dentro di me, infatti, amo fare la volontà di Dio,   ma sento qualcos'altro radicato dentro di me, che è in lotta contro ciò che la mia mente approva, e mi rende schiavo del peccato che è ancora in me.   Povero me! Chi mi libererà da questo corpo che mi porta alla morte? (Romani 7:19-24 PV)

Usa il Natale per ricordarti che Gesù è venuto davvero per risolvere questo tuo problema e per rendere possibile il sogno di Vanessa di non abbandonarlo mai:

1) Gesù è venuto per non abbandonarmi mai

“Ma sia ringraziato Dio perché l'ha fatto per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore!” (Romani 7:24 PV)



Marco ha capito una cosa importante nella vita,  e vuole che Gesù lo sappia: gli altri non devono essere uguali a te per poterli apprezzare. Lui è Marco, e l'altro è Mark (ha lo stesso nome) ma è “scuro”... ma anche se è scuro gli piace il basket come piace a lui!

I bambini sono stupendi, perché non vedono la diversità come una barriera, ma come un dato di fatto:
io chiaro, lui scuro. Punto.

Crescendo invece, cominciamo a vedere la diversità come un “ostacolo”: “Ma... tu sei... “ e qui aggiungete quello che volete: nero, femmina, giovane, vecchio, ecc.

Dio sa come siamo fatti , e fa dire a Paolo questo:

“Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.” (Galati 3:28)

Sfrutta il Natale per rammentare che Gesù è realmente nato per abbattere le barriere tra uomo e uomo:

2) Gesù è venuto per abbattere le barriere

“Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Lui, infatti, è la nostra pace; lui, che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione, abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la croce, sulla quale fece morire l'inimicizia.” (Efesini 2:13-16)

Talvolta il fatto di aver introdotto un diverso “protagonista” del Natale,  porta a dei “cortocircuiti veramente esilaranti: tipo questo.



Il bambino ha scelto Gesù, e ha scelto bene, ma è il fatto che la decisione tra Gesù e Babbo Natale  non è dovuta al fatto che uno è un personaggio reale e uno no, ma dalla valutazione sull'affidabilità tra i due!

Quante volte siamo come questo bambino? Pensiamo di “meritarci” il cucciolo, il premio, perché non abbiamo mai chiesto nulla... puoi controllare?

Ed è l'esatto opposto di quello che Gesù dice di fare:

3) Gesù è venuto per ascoltarmi

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.” (Matteo 7:7)

Sfrutta il ricordo che il Natale fa della discesa di Gesù sulla terra per ricordarti di chiedere più spesso,
ma di farlo aggiungendo, come fa il bimbo, “Grazie Gesù”, ancor prima di ottenere.



Molte, moltissime volte, facciamo come fa Cristiano, facciamo la “ruota” come fa il pavone davanti a Gesù, gli facciamo vedere tutte le nostre buone opere,  senza ricordarci che Dio dice così:

“Poiché io desidero bontà, non sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti.” (Osea 6:6)

Natale è avvenuto perché serviva qualcuno che potesse sostituire le opere con la grazia:

4) Gesù è venuto per darmi la grazia

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi: è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti. (Efesini 2:8-9)

Cosa deve allora suscitare in noi questa festa  che serve solo  come promemoria per ricordarci che Gesù è veramente nato ed è stato veramente uomo?

Cosa possiamo trarre dal clima di festa, senza farci  trascinare dentro al vortice del Natale consumistico, fatti di regali, cibo e lustrini? Penso che la sintesi potrebbe essere contenuta in questa ultima lettera a Gesù bambino:



Il bimbo forse non sa che sta pregando una preghiera che comprende quasi tutto il creato: pace in terra,
unità nelle famiglie, e rispetto per il creato.

Ed è esattamente quello che avevano cantato gli angeli nella notte di Betlemme:

«Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!» (Luca 2:14)

Usa il Natale, che è una festa di uomini, come promemoria per proclamare anche tu quello che proclama il bimbo, scrivendolo con la penna rossa come il sangue di Cristo:

“Gesù, io ti voglio tanto bene”.

Preghiamo


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