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domenica, marzo 29, 2015

Onora tuo padre e tua madre | 29 Marzo 2015 |


Dio ha stabilito la famiglia in un uomo ed una donna sotto la sua benedizione: e i figli sono tenuti ad onorare entrambi i genitori,  anche quando fanno di tutto per non essere degni.
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Voglio iniziare in una maniera un po' diversa stamattina. Chiudete gli occhi (non vi preoccupate che
non vi rubo i portafogli o i cellulari). Pensate ora al volto di vostra madre mentre ascoltate questa frase: “onora tua madre”.

Rimanete con gli occhi chiusi,  e ora pensate al volto di vostro padre e ascoltate questa frase: “onora tuo padre”.

Ora potete aprire gli occhi.   Rispondete mentalmente: quali sensazioni ha provocato l'immagine di tua madre associata alla frase “onora tua madre”? E quali sensazioni il volto di tuo padre associato alla frase “onora tuo padre”?

Per molti di voi è semplice ricordare i volti, perché li avete a fianco ogni giorno,  per altri è un po' più complesso, perché sono distanti fisicamente. Per altri ancora è la memoria di qualcuno che non c'è più da tempo.

Qualsiasi sia la tua situazione, la memoria di quei volti può avere una doppia valenza: incoraggiante e sicura, oppure dolorosa e devastante.

Per alcuni parlare di Comandamenti fa ritornare in mente gli ordini di un genitore dispotico. Ma in realtà...

I Comandamenti non sono un imposizione di un genitore dispotico ma l'obbedienza richiesta per crescere sani.

Siamo suo quinto comandamento, lo spartiacque della legge di Dio.


Se nei primi quattro comandamenti Dio aveva dettato le regole da rispettare per avere un rapporto con lui, “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” (Matteo 22:4) da ora in avanti parlerà del rapporto che dobbiamo avere con il nostro prossimo, esattamente come dice Gesù nel Grande Comandamento:  “Ama  il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22:5). E Dio inizia proprio dal prossimo più prossimo, la nostra famiglia terrena.

“Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.” (Esodo 20:12)

Versetto secco: nessuna postilla, nessun se e nessun ma. Onora: in origine significa “essere pesante, avere peso”. Tuo padre e tua madre devono essere pesanti (non fraintendetemi),  devono avere “peso” nella tua vita, non puoi prenderli alla leggera.

Essere genitori, al giorno d'oggi, è più difficile che al tempo degli ebrei nel deserto.

Noi abbiamo separato il sesso dal matrimonio  e attraverso il controllo delle nascite e l'aborto le persone sono sessualmente attive senza pensare minimamente ad essere genitori.

Viviamo in una società in cui la psicologia e la psicoanalisi ha sancito con Freud che per essere liberi dobbiamo “uccidere” nostro padre; esattamente quello che abbiamo fatto all'inizio “uccidendo” il nostro Padre Celeste e che è la causa di tutti i nostri problemi in terra.

In Italia i figli vivono a lungo assieme ai propri genitori (i famosi “bamboccioni”) ma condividono solo lo spazio fisico, ma sono separati mentalmente e emozionalmente. Siamo figli del 68, dove la regola era non avere regola, e ribellarsi alle autorità precostituite, a partire dai propri genitori. E Dio chi chiede invece di onorare, dare peso, non prendere alla leggera i nostri genitori.

Come onoro mio padre e mia madre?

Dio ha detto “Onora tuo padre “: inizia con il padre. L'uomo è il capo della casa “Come Anche Cristo è CAPO della chiesa” dirà Paolo in Efesini 5:23.

Un capo che comanda, ma che è pronto a morire per la felicità della propria sposa. “e tua madre”: la congiunzione “e” l'abbiamo messa noi italiani traducendo dall'ebraico, nella struttura della frase in origine padre e madre sono assieme, indivisi, indivisibili, sullo stesso piano, l'uno parte dell'altro.

Forse non fa molto effetto alla nostra sensibilità occidentale erede del femminismo, ma lo faceva di sicuro agli ebrei dell'epoca di Mosè. All'epoca la donna, e per cui la moglie, non aveva un gran valore, doveva servire il marito, compiacere il marito, supportare il marito, e curarsi dei figli del marito.

Perché onorare il padre e la madre?

1. Perché Dio mi chiede di onorare il padre E la madre

Dio fa due categorie ben precise: un uomo e una donna sotto la benedizione di Dio divengono genitori da onorare. Non c'è spazio per “genitore 1 e genitore 2”,  né per due padri, né per due madri.

Sappiate che dicendo questo saremo chiamati bigotti, retrogradi, omofobi, ma stiamo semplicemente dicendo quello che nostro Padre Celeste dice. Un padre e una madre, che sono lì non solo per la nascita, ma anche per la laurea, e il primo lavoro, e il matrimonio,  e la presentazione dei nipoti...

Non alzate le mani, ma rispondete mentalmente: quanti di voi sono stati cresciuti in una famiglia dove c'erano favoritismi per uno dei fratelli? Dove c'era il “cocco di papà” e il “cocco di mammà”?

E' biblicamente accertato che succedono cose orribili quando i genitori hanno dei favoritismi in famiglia: finisce che i fratelli uccidono i fratelli (Abele) o li vendono ai mercanti di schiavi (Giuseppe).

Se questo che dico è vero per i genitori (non avere favoritismi) lo è ancora di più per i figli. Onorare il padre e la madre come fossero una sola cosa,  obbedire alle istruzioni del padre e della madre come fossero una sola voce.

Ricordate che Dio ha detto che quando un uomo e una donna si sposano sotto la Sua benedizione divengono un solo corpo. Questo porta di conseguenza che padre e madre devono onorarsi a vicenda:
se una madre dà dell'idiota al proprio marito, sta modellando un figlio o una figlia irrispettosa verso il padre, e viceversa.

Questo non significa che padre e madre non devono mai avere dispute (auspicabile ma utopico),  ma che devono gestirle lontano dagli occhi dei figli,  e che se capita di gestirle con i figli presenti devono gestirle nella maniera che onori Dio e l'altro: niente urla, niente insulti, non tramonti il sole sopra la vostra ira.

2. Perché Dio possa benedirmi

“affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio, ti dà.”

Il frutto del mio onorare mio padre e mia madre saranno giorni “prolungati” sulla terra.

Qui c'è da capire il contesto:  Dio stava parlando a esuli dall'Egitto,  ex schiavi senza una terra e che potevano morire da un giorno all'altro per volere del faraone, che stavano nel deserto.

Dio sta dicendo loro: “Io ho già promesso di darti una terra dove potrai vivere in pace, dove scorre latte e miele,  che nessuno ti toglierà. Se vuoi vivere a lungo in quella terra, devi onorare tuo padre e tua madre.”

Paolo dice in Efesini 6:1-3 che questo è il primo comandamento che contiene una promessa.

Come onorare un padre o una madre non degni?

Parliamo prima dei come onorare un padre e una madre che non sono stati un esempio per noi, dei genitori “non degni”.

Nel comandamento di Dio non c'è alcuna postilla. Non c'è scritto “onora tuo padre e tua madre SE ne sono degni” Un padre che ti picchia, una madre dispotica sono ancora titolati perché io li onori?

La risposta è: SI! Non c'è nessuna postilla che possa fare eccezione. Come faccio allora?

1. Dai il tuo  perdono

Devi volontariamente allontanare l'amarezza dal tuo cuore. Se i tuoi genitori non sono stati un esempio per te,  se ti hanno trattato male, se ti hanno sminuito, se non sono stati attenti, o peggio... stavano seguendo un percorso di peccato.

Non lasciare che il loro peccato contagi anche te. Se non perdoni i tuoi genitori diventerai come i tuoi genitori. Perdonare non significa accettare quello che ci ha offeso, ma significa “passare oltre” quello che ci ha offeso.

Perdonare significa dire: “Quello che hai fatto contro di me era sbagliato: ma io non sono il giudice. Gesù saprà giudicare meglio di me. Per quanto mi riguarda, io ti perdono.”

2. Dai la tua grazia

Qualche volta è meglio non dire nulla, piuttosto che mentire. Se non puoi dare onore a tuo padre o a tua madre per quanto di buono hanno fatto, puoi dare loro onore non sottolineando quanto male hanno fatto.

Questa si chiama “grazia”. E' la stessa grazia per cui Dio non va ripetendo in giro le tue trasgressioni, i tuoi peccati, ma li cancella attraverso Gesù.

3.  Dai il tuo esempio

Se tu non onori tuo padre e tua madre, crescerai dei figli che non onoreranno il padre e la madre. La Bibbia dice che raccoglierai quello che semini. Anche se non puoi onorare i tuoi genitori per quello che hanno fatto, puoi insegnare ai tuoi figli l'importanza di essere un buon genitore.

4. Dai il tuo ringraziamento

Anche in un genitore disonorevole, è quasi impossibile non trovare qualche comportamento onorevole. Dai loro credito per quelli.  Se ci sono ancora, se sono ancora in vita digli che li hai apprezzati.

Paolo dice questo:

“Non sgridare duramente un uomo anziano, ma esortalo con rispetto, come se fosse tuo padre. Parla ai più giovani come se fossero tuoi fratelli.  Tratta le donne più anziane come madri, e le ragazze come sorelle, con assoluta purezza.” (1 Timoteo 5:1-2 PV)

La famiglia è un modello per i rapporti che avrai nel mondo; anche se la tua non lo è, o non lo è stato, il modello di Dio rimane valido, ringrazia Dio per questo modello, non per quello “difettato” che la vita e il peccato ti ha dato di vivere.

Come onoriamo nostro padre e nostra madre?

Ai tempi di Esodo c'era un metodo abbastanza semplice per assicurarsi che i figli onorassero i propri genitori:

“Se un uomo ha un figlio caparbio e ribelle, che non ubbidisce alla voce di suo padre né di sua madre e che non dà loro retta neppure dopo che l’hanno castigato,  suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della sua città, alla porta della località dove abita,  e diranno agli anziani della sua città: “Questo nostro figlio è caparbio e ribelle; non vuole ubbidire alla nostra voce, è senza freno e ubriacone”;  allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno a morte. Così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà.” (Deuteronomio 21:18-21)

Figli, se non avete ancora ringraziato stamattina Gesù per qualcosa, ecco un buon suggerimento: grazie a Gesù non siete più sotto la legge ma sotto la grazia, e questo paragrafo non si applica più  a voi.

Ma questo versetto, anche se non è più applicabile nella sua seconda parte (la punizione) nella sua prima parte ci da una indicazione chiara: bisogna obbedire al Padre E alla madre.

Fino a quando?

Ecco una buona domanda: fino a quando vale questo? E' un principio valido fino alla prima media, o al primo liceo, o alla maggiore età,? Io ho cinquantadue anni, e sono ancora figlio di mio padre e di mia madre: mio padre è morto tredici anni fa, e lo posso onorare solo con il mio rispetto nel pensiero, nel comportamento e nel parlare di lui, ma mia madre la devo onorare ogni giorno.

Solo, il mio onorare mia madre è differente da quello dei miei figli. I miei figli sono tenuti ad onorare la propria madre e il proprio padre attraverso l'obbedienza.

Quando Mosè scriverà di nuovo la storia di come ricevette le tavole della legge in Deuteronomio, aggiungerà questo:

“Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.” (Deuteronomio 6:6-7)

Qui c'è una parola “difficile”: “inculcare” la parola originale significa “scolpire sulla pietra”.

Se il dovere dei figli è di obbedire al padre e alla madre, il dovere del padre e della madre è di scrivere nel cuore dei figli le leggi di Dio.

Ragazzi, ragazze, non ve la prendete con mamma e papà quando vi chiedono di obbedire fin tanto che siete bambini, poi adolescenti, stanno “scrivendo nei vostri cuori principi che Dio gli ha chiesto di scrivere in voi.

A un certo punto però finiranno di “scrivere”, quello che è fatto è fatto, andrete nel mondo. E quello che prima Dio vi chiedeva in termini di obbedienza, poi ve lo chiederà in termini di onore e supporto.

“Ma se una vedova ha dei figli o dei nipoti, sono loro che per primi devono imparare ad assumersene la responsabilità per la propria famiglia, ricambiando ai genitori il bene ricevuto, perché è questo che piace a Dio... Ma chi non si prende cura dei parenti che veramente ne hanno bisogno, soprattutto quelli di casa sua, ha rinnegato la fede ed è peggiore di chi non ha mai creduto. (1 Timoteo 5:4, 8 PV)

A un certo punto sarete chiamati a provvedere ai vostri padri e alle vostre madri: Gesù stesso ha affidato sua madre a Giovanni mentre moriva in croce.

Come diventare padri e madri onorabili?

Fin ad ora abbiamo parlato del fatto che i figli debbono onorare i genitori, qualsiasi tipo di genitore sia. Tuttavia, padri e  madri debbono anche essi lavorare al fine di essere più onorabili.

1. Tuo figlio è una benedizione

Talvolta può non sembrarlo, ma la Bibbia ci dice che:

“Ecco, i figli sono un dono che viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio.” (Salmo 127:3)

2. Tuo figlio è una tua responsabilità

Non sto parlando solo del fatto che devi “tirarli su”, nutrirli, vestirli, curarli, istruirli. Ma sono una tua responsabilità anche dal punto di vista spirituale: ciò che fanno o non fanno nella loro vita di fede.

Giobbe aveva ben capito questo:

 “I suoi figli erano soliti andare gli uni dagli altri e a turno organizzavano una festa; e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro.  Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: «Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro». Giobbe faceva sempre così.” (Giobbe 1: 4-5)

Il tuo obiettivo non è quello di allevare un figlio che sia moralmente a posto, ma un figlio che sia una adoratore : non un figlio che faccia le cose giuste, ma un figlio che faccia il volere di Dio, non un figlio che sia bravo, ma un figlio che sia nuovo, una nuova creatura in Cristo.

Il problema è che spesso per limitare i conflitti, cresciamo figli morali invece che adoratori, lasciamo stare tanti aspetti legati all'essere credenti, basta che si comportino bene.

Se cresciamo figli morali, prima o poi dovranno decidere da soli le loro decisioni, e noi non saremo lì a suggerire e a proteggere per fare la scelta giusta. Se cresciamo dei figli nati di nuovo avranno Gesù a fianco per sempre come aiuto e suggeritore alle loro decisioni.

3. Tuo figlio è un tuo seguace

Tu sei il leader di tuo figlio, tu sei la guida di tuo figlio, tu leggi la mappa, tu indichi il percorso,
non viceversa. Giosuè dice questo:

“Quanto a me e alla casa mia, serviremo il Signore.” (Giosuè 24:15b)

Su alcune cose possiamo dare la possibilità di scelta, magari suggerendo ma non imponendo: il gusto dei gelati, il colore dei pantaloni, la scuola superiore da frequentare.

Ma per altre cose, sono il padre e la madre a decidere, a imporre: cosa vedere sul web, chi frequentare, a che ora tornare. Non c'è niente di più distruttivo di far scegliere tutto a un bambino di cinque, otto, dieci anni: non sono in grado di prendere decisioni ponderate su argomenti importanti, perché mancano di esperienza.

Come diventare un figlio o una figlia che onora il padre e la madre?

Gesù stesso è stato un bambino

“E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui.” (Luca 2:40)

Che tipo di bambino era Gesù? Che tipo di adolescente era? Come tutti gli adolescenti “le combina grosse”.

Un giorno, mentre erano a Gerusalemme, si “intrufola” nel tempio, e lì comincia a parlare coi sacerdoti: Giuseppe e Maria credevano fosse con gli altri della comitiva, e solo a mezza strada tra Nazaret e Gerusalemme si accorgono he non c'è. Tornano di corsa a Gerusalemme, e trovano Gesù che sta insegnando agli insegnanti.

“Quando ebbe dodici anni, Gesù accompagno i suoi genitori a Gerusalemme per la festa di Pasqua, a cui partecipavano ogni anno.  A celebrazione conclusa, si rimisero in viaggio per ritornare a Nazaret, ma Gesù rimase a Gerusalemme senza che i suoi genitori lo sapessero.  Poiché pensavano che anche lui fosse nel gruppo, lo cercarono fra parenti e conoscenti. Non riuscendo a trovarlo, ritornarono a Gerusalemme per cercarlo. Finalmente, dopo tre giorni, lo trovarono: Gesù era nel tempio, seduto fra gli insegnanti, ascoltando e ponendo loro delle domande.  Quelli che lo sentivano parlare si meravigliavano della sua sapienza e delle sue risposte. I suoi genitori non sapevano cosa pensare. "Figliuolo", gli disse Maria, "perché hai fatto questo? Tuo padre ed io eravamo molto preoccupati mentre ti cercavamo!"  "Perché mi cercavate?" rispose allora Gesù. "Non sapevate che sarei stato nella casa di mio Padre?" (Luca 2:41-49 PV)

Gesù sapeva di chi era figlio, non di Giuseppe, e neppure di Maria, avrebbe potuto semplicemente “scaricare” i suoi genitori affidatari, e andare a vivere da solo (era Dio!). Ma Gesù, invece, sfrutta la situazione per mostrare come si onori un genitore:

“Poi Gesù scese a Nazaret con loro, e gli era sottomesso. Sua madre, intanto, serbava tutte queste cose nel cuore.  Così Gesù cresceva in saggezza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. (Luca 2: 51-52)

Avrebbe potuto “fare da se”, ma ha deciso di vivere “sottomesso”. Dio, che vive “sottomesso” ad una sua creatura. Sembra un controsenso... ma invece è un esempio.

Ed è originale anche che il versetto leghi la sottomissione ai genitori con la crescita de Gesù, sia fisica (in statura), sia morale (in saggezza), sia spirituale (in grazia).

Figli, volete crescere? Per la vostra crescita fisica dovrete semplicemente alimentarvi con cibo sano,  ma per la  vostra crescita morale e spirituale, l'alimento principe è l'obbedienza ai vostri genitori.

Ma per i figli che non sono più sottomessi, che hanno abbandonato, da poco o da tanto, la casa dei propri genitori, la ricetta non cambia: la crescita morale e spirituale va di pari passo all'onore che date ai vostri padri e alle vostre madri terrene

Forse alcuni di voi  debbono chiedere perdono ai vostri genitori per il vostro comportamento, altri devono ringraziarli per il loro impegno nell'allevarli ed accudirli, perché non lo hanno mai fatto, altri ancora debbono sedere con loro e risolvere conti che sono ancora aperti. Per alcuni, invece, c'è solo da perdonare i propri genitori per le ferite che hanno provocato in voi.


Per tutti vale comunque un principio: sottomettersi al Padre, a Dio.

Se non lo hai ancora accettato, puoi farlo oggi, semplicemente confessando che hai bisogno della sua forza per chiedere perdono, ringraziare, risolvere, o perdonare i tuoi genitori terreni. Basta che accetti che Gesù è il tuo modello, e ti impegni a seguirlo da ora in avanti.

Se lo hai già accettato, ciò che devi fare è analizzare la tua vita e il tuo comportamento verso i tuoi genitori terreni alla luce del comportamento di Gesù.

“Poi Gesù scese a Nazaret con loro, e gli era sottomesso. Sua madre, intanto, serbava tutte queste cose nel cuore.  Così Gesù cresceva in saggezza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.”

A chi devi sottomettere il tuo cuore, la tua vita per crescere in saggezza e in grazia davanti a Dio e agli uomini?

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